Campagna Cane Guida Blindsight Project

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IL NOSTRO ADDESTRAMENTO (terza parte)

Seguire i percorsi che decideva Artu è stato per me un esercizio, o addestramento, fantastico. Spiego meglio: uscivo da casa e non dicevo assolutamente niente ad Artu, che alla fine della stradina si trovava un po' in difficoltà, non tanto per il dubbio, ma forse per la paura di non aver sentito se dicevo qualcosa. Di solito, se non dicevo nulla, mi portava direttamente al bar dove solitamente facevo colazione, uno dei pochi a Roma che non mi faceva storie per via del cane e il più vicino a casa mia. C'è da dire che per un lungo periodo io mi sono ritrovata a vivere come un automa, telecomandata, solo dalla mia coscienza però e non da altri, se non in piccola parte proprio dal mio cane.
E' stato il periodo in cui ho cercato di accettarmi com'ero ridotta, e di umani ho già detto che non ce n'erano ad aiutarmi.
Tornando ai percorsi decisi dal cane, mi accorsi che questo modo di camminare mi consentiva di
riuscire a fare l'esercizio al contrario, cioè imparare le strade non più vedendo ma scoprendole con altri mezzi, anziché gli occhi.
Toccando un po' le cose, ad esempio lampioni, che cambiano di zona in zona a Roma, oppure cominciando a sentire memorizzando con i piedi che tipo di marciapiede era, contando i tombini fino al rumore di una fontanella, ma anche chiedendo spesso a chi sentivo di passaggio, la solita frase, di cui mi vergognavo tremendamente all'inizio, e che poi è diventata un'abitudine: "scusi, mi sa dire dove sono?", quindi capivo dov'ero, perchè Roma la conoscevo come le mie tasche prima di perdere la vista, ovviamente non in questi modi.
Spesso Artu mi portava in qualche parco, forse seguendo odori di altri cani, una volta capito che era la giornata del passeggio libero, si dirigeva dove gli piaceva di più. Arrivarci come ho già detto sopra mi ha addestrata a non perdermi, a capire subito da un piccolo segnale, inesistente per i vedenti ma fondamentale per chi non vede, che ero in un determinato punto della città. Quest'ultima ho cominciato a girarla quasi tutta a piedi, soprattutto il centro storico, in cui sono nata e cresciuta, che è anche più affascinante se si scopre come abbiamo dovuto farlo io e Artu, ad esempio toccare una statua, che prima mi limitavo a vedere, ad osservare e non altro a livello sensoriale.
Un semplice tombino sotto i piedi, se più liscio di altri, mi faceva capire che ero ad una certa altezza di una determinata strada. Ma anche gli odori, di un parrucchiere, di un bar, di un alimentari, e via dicendo, erano e sono segnali molto importanti. Certe volte solo con l'olfatto si capisce meglio che con gli occhi.
La cosa che non mi lascia mai, da quando ho perso la vista, è il vuoto, a cui sinceramente ora comincio ad abituarmi, ed oggi sono come un acrobata su un filo sottilissimo con il baratro sotto, mentre all'inizio ero solo una trapezista nella fase di sgancio e in volteggio, nell'attesa interminabile di trovare la mano di qualcun'altro, o un appoggio.
Questa era e sono le mie sensazioni da ex vedente e solo il cane riesce a colmare questo vuoto, che non è solo la sicurezza, ma anche gli occhi, quelle due cosine sul mio viso con cui ho percepito questo mondo per quasi 43 anni, oggi del tutto inutili per me. Il mio cane capisce queste cose e si da da fare al meglio per vedere al mio posto, senza inquinare la visione con qualcosa a lui più interessante, ma solo con elementi fondamentali alla mia incolumità, sopravvivenza, mobilità e autonomia.
Addestrata ai percorsi mnemonici, ho cominciato a farmi indicare le fermate di autobus, e le prime volte è stato veramente delirante salire con Artu che, nella sua potenzialità anche di difensore, stava troppo teso rispetto a chi mi si avvicinava un po' troppo.
I posti su un autobus non sono adatti a noi ciechi con cane guida, perchè non c'entra lui, qundi da solo mi portò dalla prima volta, direttamente dove c'è il posto riservato ai disabili motori, uno spazio con la possibilità di stare insieme, lui alla cuccia a vigilare, io in piedi per potermi tenere meglio senza avere il panico di disturbare altri per via del cane, che non a tutti è gradito, oppure è così gradito che diventa un incubo chi sta vicino a noi e ci vuole giocare, mettendolo ancor di più in guardia e distraendolo dalla guida. Si perchè la guida c'è anche su un autobus, sarebbe a dire la possibilità di scansare persone che si avvicinano troppo, anche per distrazione ma non sempre, oppure che appoggiano bagagli attaccati alle mie gambe, cosa pericolosissima per chi non vede, soprattutto per farmi scendere, quindi portarmi alla porta.
Le difficoltà maggiori purtroppo devo dire che le ho incontrate per i vedenti e non per il cane che, fin dalle prime volte, invece, non aveva certo paura o altre sensazioni del genere, ma solo il dubbio che quello fosse un luogo sicuro per entrambi. Col tempo siamo diventati bravissimi anche sui mezzi pubblici: io ho imparato a farmi rispettare e a chiedere a voce alta "sono cieca mi fate passare per favore?", perchè va detto ogni volta sennò nessuno si scansa e l'autobus riparte facendomi perdere l'equilibrio (si lo so sembra un'assurdità, anch'io da vedente avrei detto che non c'è bisogno di dirlo, invece purtroppo è così). Il cane imparò a farsi spazio nella folla, a non azzannare ogni qualvolta qualcuno si avvicinava, a non dirmi ogni due minuti, col muso, "ti stanno guardando", soprattutto a non mettere il muso nelle varie buste di spesa poggiate in terra.
Nella metro invece abbiamo avuto molte difficoltà, non tanto per scale mobili ed altro, che lui fa benissimo, né per la folla che comunque lo innervosisce un po', forse perchè sente il mio stato d'animo, ma per la mancanza di posti per disabili all'interno delle vetture, quindi all'inizio non sapeva mai dove mettermi, mentre c'era sempre uno che tirava da una parte e qualcun'altro dall'altra, per mettermi seduta. Lo so è un gesto d'aiuto, ma il cane rimane in mezzo al minicorridoio se mi metto seduta, e tutti lo schiacciano, quindi il posto ideale abbiamo capito presto che è quello di stare attaccati ad una porta, ovviamente quella che non si apre. Imparai anche a contare le fermate, a chiedere più di una volta, perchè spesso non mi si risponde o lo fanno con tono troppo basso per me che sono mezza sorda, che fermata è.
L'entrata o l'uscita di una metro sono micidiali: la folla ci travolge, anche se poi dentro o fuori dalla vettura vorrebbe anche aiutarci, raramente ma succede, quindi imparammo insieme ad aspettare che siano entrati tutti prima di accedere all'interno, e di uscire per primi dalla vettura.
Abbiamo poi preso il treno, le prime volte non fanno testo, perchè la prima volta lui era addirittura in braccio a me per quanto piccolo, cioè quando andammo ad imparare nuove cose: lui a fare i bisogni fuori casa, io a non fare le cose di fretta, perchè quel viaggio rappresentò per me la mia disabilità sbattuta in faccia, la mia autonomia persa, forse perchè fuori da casa e dalla mia zona mi ritrovai a dovermi affrontare veramente, e comunque ero accompagnata sia all'andata, sia all'arrivo, che al ritorno, quindi non ebbi molti problemi e non mi persi, almeno fisicamente parlando.
Quando prendemmo il treno da soli, ma proprio da soli, invece, cioè arrivammo alla stazione con l'autobus e dovevo fare il biglietto, chiesi di spiegarmi dov'era la biglietteria, che comunque conoscendo bene Termini, trovai facilmente, gli dissi "siamo alla cassa, questa è la cassa", ed ora quando siamo in qualsiasi stazione, quando dico "cassa", lui trova la biglietteria. Fatto il biglietto chiesi di spiegarmi invece il binario, ma fui accompagnata, il tizio preferì fare così piuttosto che spiegare destra o sinistra, e fu meglio perchè mi insegnò involontariamente una cosa che ancora faccio: mi fece salire dove ci sono i posti per disabili, dove ancora mi metto seduta sempre, in quanto Artu è sempre lì che mi porta, anche se sale sul primo vagone, è un treno lui mentre cerca quei posti, dove lui si spaparazza tranquillo essendo spaziosi, ed ho scoperto che adora il treno.
L'aereo ancora non l'abbiamo preso, presto racconterò anche di questa esperienza però.
Siamo autonomi, molto bravi a farci rispettare, lui riconosce subito se c'è una guida per noi ciechi in terra e mi ci mette, io su queste guide volo, mi sento una vedente. Dal canto mio, appena posso cerco di farlo star bene in viaggio, quindi è sempre a lui che do la priorità per la comodità, perchè il viaggio non è uno stress, ma salire, scendere ecc. lo sono per entrambi, soprattutto per lui, che lavora benissimo, molto meglio dei servizi di assistenza disabili virtuali, ad esempio quello di Trenitalia, che io rifiuto sempre per la mancanza di informazioni a nostro riguardo (vedi blog su myspace di blindsight project).
Tutto questo ed altro lo faccio col bastone, oltre ad Artu, il mio bastone bianco con banda rossa, che sta a significare che non solo sono cieca ma pure sorda. Il bastone è stato utile anche per dargli alcuni comandi, ad esempio fermarlo, se solo sbatto il bastone in terra davanti a lui. Qualche volta se l'è preso anche sul sedere, come mio figlio qualche sculacciata, ma sono servite, perchè Artu all'inizio tirava troppo, ed io non potevo tanto trattenerlo con una spalla appena operata, ma solo per questo, perchè non ha mai fatto cose strane o pericolose per me. All'inizio il bastone dovevo farlo oscillare da destra a sinistra in terra davanti a me, per quasi più di due anni è stato così, poi Artu mi ha insegnato anche a stare col bastone solo in mano, pronto per ogni eventuale tocco ad ostacoli. E' ormai diventato come una protesi in mano, capisco se è un albero o un palo, sembra facile per chi lo usa da sempre, ma per chi non conosceva nemmeno com'era fatto è stato molto difficile, fino ad arrivare ad oggi che, finalmente al mare, il bastone non lo uso proprio sulla spiaggia, almeno d'inverno, ma seguo Artu, allungando il guinzaglio e mettendomi dietro a lui. Questo per me è stato un grande traguardo.
Invece da sola col bastone per me è come stare attaccata ad un filo con una mano, sospesa in aria e il solito baratro sottostante, mentre Artu è sempre riuscito a darmi la visione di questo mondo, meglio di tanti umani, spesso incapaci di dirmi cosa c'è davanti a noi ciechi.
Chiudo con una cosa importante: è bene sempre dire cosa si vede quando si è con una persona cieca, è la cosa più bella che si possa fare per noi, sia che ci siamo nati, sia che ci siamo diventati.

1 commenti:

  1. Sono partito con la lettura da questa terza parte, che forse è l'ultima sull'argomento. Un'altra mezz'ora sottratta all'orario di lavoro, che così dovrò prolungare un pochetto questa sera. Qualcuno dei tuoi amici ha scritto che sei ormai la sua trasmissione preferita. Lo capisco. Proverò la prossima volta a scovare a ritroso il primo post sull'addestramento di Artù, cercando di seguire l'ordine cronologico. Ad ogni modo le ultime tre righe di questo post mi hanno fatto sorridere. Infatti mi sono sempre detto fra me e me, se dovessi incontrarmi con Laura un giorno ed accompagnarla in giro farò l'audio di tutto quello che c'è intorno. Ogni tanto faccio le prove da solo, anche se a mente e poi mi chiedo, ma le romperò invece le 00?
    Ciao
    Cugigio
    un altro ps: ma se metto i post con l'account google anziché come anonimo che differenza fa?

    RispondiElimina

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