Campagna Cane Guida Blindsight Project

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IL NOSTRO ADDESTRAMENTO (seconda parte)

In questa parte, che è la seconda del nostro addestramento, sono costretta a ricordare qualcosa che vorrei dimenticare, ma non posso se voglio dire qual'è stato il percorso per me ed Artu finora, quindi rompo il silenzio di nuovo, quello già rotto nel mio secondo libro: il silenzio che dovrebbero rompere altre donne, che come me hanno subito quanto dirò avanti, qui ovviamente anche quello sulle scuole che non addestrano cani di proprietà, o che se promettono di farlo, inventano mille scuse per prendere tempo e non farlo mai, un silenzio che altri ciechi dovrebbero rompere.
Il tempo cura molte cose, ma alcune non saranno altro che ferite aperte che, man mano, gronderanno meno sangue, ma sempre aperte rimarranno, come forse per il mio cane, rimarrà impossibile capire che una coperta può essere un gioco o una cuccia, oltreché una gabbia.
Passati i primi mesi,
diciamo il primo anno, il cane cresceva, ovviamente castrato.
Subì l'intervento a soli 5 mesi, per evitare qualsiasi richiamo sessuale in futuro che si sarebbe potuto rivelare dannoso per me, una volta in strada, almeno così disse il veterinario che lo teneva in cura. Ancora ricordo quando me lo riportarono a casa due miei amici: era distrutto dall'anestesia e dai farmaci, piccolo com'era ed io, che sono molto sensibile alla sofferenza altrui per natura, mi sentìi tremendamente in colpa, seppur senza motivo. Mi veniva vicino e mi si sdraiava senza forze, quindi non mi potei allontanare più di tanto dalla sua piccola cuccia, altrimenti si sarebbe comunque alzato per guidarmi, seguirmi, controllarmi, come aveva cominciato da quando ci siamo conosciuti.
Il giorno dopo stava già benissimo, anche se probabilmente dolorante, ma l'assunzione di antibiotici ed altro era per lui il momento più bello della giornata sicuramente: Artù adora mangiare dalle mie mani, ma adora comunque proprio mangiare in assoluto.
Io non riuscivo ancora molto ad uscire da casa, il panico mi assaliva se non c'era qualcuno con me, oltre ad Artu, ma credo sia normale, del resto era da pochissimo tempo che mi ritrovavo in quelle condizioni, anzi "queste", è meglio dire, perchè se c'è stato un cambiamento è stato solo in peggio per me, riguardo la vista. Da flash intermittenti e continui sono passata lentamente a luci, da cui non definisco realtà, cioè non ho ombre, ma ho solo percezione di luce, e qualche colore, che prima però erano di più, almeno all'inizio, ma di me ne parlo quasi dettagliatamente nei due libri che ho già scritto.
Tornando ad Artu, gli bastava una sola volta per capire come muoversi con me: a Roma la mia casa aveva una strada privata, e fu su questa piccola stradina che io e Artu abbiamo cominciato i nostri primi passi in autonomia fuori casa. Mi spiego meglio: una volta con mio figlio - era sempre con lui che mi avventuravo le prime volte in strada con Artu cucciolo, difficilmente con altri - attraversammo sulle strisce pedonali, io nemmeno gli dissi qual'era il nome, forse lo sentì mentre lo chiedevo a mio figlio, raccomandandomi di attraversare solo su passaggi pedonali, so solo che da quella volta, da soli o non, Artu attraversa dove ci sono le strisce e non altrove. Nel caso non vi siano passaggi pedonali, lo sento che studia la situazione e mi trascina velocemente dall'altra parte. Capisco che non c'è passaggio pedonale da come corre.
Cominciai a camminare sulla stradina, fino ad arrivare alla fine di essa le prime volte, questo da sola, ed è stato tremendo perchè mi sentivo su un altro pianeta, ero terrorizzata dalla gente, dai passanti che in zona erano tutti abituati a vedermi ultra dinamica e in moto, quindi mi fermavano incuriositi, giocavano col cucciolo, che non gli dava retta ovviamente, forse per questo poi, crescendo, è diventato anche un po' aggressivo quando gli fanno carezze del tutto gratuite, considerando che lui di solito le vuole da chi ama, il resto è un lavoro che svolge con estrema serietà.
Ma dell'aggressività ne parlo ora, perchè sia io che Artu abbiamo subito qualcosa per cui i nostri caratteri si sono leggermente modificati, pur essendo di natura pacifica e socievole: un'aggressione in casa e lui non era ancora all'altezza di sbranare, né di difendermi come avrebbe voluto. Fu avvolto in un telo e buttato fuori nel giardino di casa, da chi mi aspettava in agguato nell'ingresso del palazzo. Posso solo dire che era un uomo, molto più alto di me, capace a trattare con i cani si vede, perchè in un attimo il cane non c'era più, come me pochi minuti dopo. Non sono morta, ma quasi, e non riuscivo nemmeno ad aprire la finestra per far rientrare Artu in casa, dopo che scappò colui a cui auguro di riprovare le stesse cose che fece a me nell'arco di un tempo che non potrò mai definire, come non so definire certi abusi.
Da quel giorno io mi sono chiusa nel silenzio, di un incidente, della mia disabilità, di quanto subito ingiustamente da un uomo sconosciuto, e forse Artu ha sentito dentro me, ha toccato il mio dolore, perchè ho dovuto lottare per renderlo meno possessivo. Ci sono riuscita, ma posso parlarne solo oggi con una pseudo tranquillità.
Come stavo io non importa, ovviamente stavo molto male, qui vorrei dire una cosa importante: il cane è stata l'unica creatura che non mi ha messa a disagio, che non mi ha mai lasciata un attimo, e dopo certi episodi è molto importante. Degli umani non dico nulla, come non dissi nulla fino a quando non ho scritto un secondo libro, forse per togliermi da dentro qualcosa di tremendo impossibile da mantenere segreto, qualcosa paragonabile ad una spada conficcata nel mio cuore, che per ora ho solo sfilato, qualcosa che mi ha insegnato comunque molto: ho compreso di essere gravemente disabile e impotente senza il mio cane, in mezzo a gente più disabile di me, se non altro per l'indifferenza che li assale, perchè in strada erano tutti curiosi di me, ma gli stessi non sentirono le mie grida, né il cane che faceva un casino bestiale fuori dalla finestra, disperandosi inutilmente. E qui chiudo.
Tornando all'addestramento, passo dopo passo, io e Artu abbiamo superato la stradina e ci siamo trovati da soli sulla strada più grande, una strada di Roma che è una bolgia, sia per parcheggi selvaggi, che per auto ad alta velocità se non c'è traffico, motorini buttati alla meglio dove dovrebbero transitare solo pedoni, gente che passava a 200 all'ora urtandomi e sconvolgendo il mio percorso, tutto fatto di memoria e super concentrazione, sempre senza chiedere manco "scusa".
Artu capì subito che era veramente arduo il compito che lo attendeva nel futuro, quindi ce la metteva tutta ad infilarmi tra un'auto e l'altra messe di traverso sul marciapiede, ed io gli facevo capire che non poteva trascinarmi ogni volta che capiva che c'era un ostacolo, o un pericolo, all'epoca per entrambi, oggi solo per me. Così, pian piano, cominciò a segnalarmi il pericolo o l'ostacolo, compreso qualcuno che ci seguiva, perchè il maniaco di turno non è mai mancato purtroppo, né il curioso che anziché al cinema va in strada seguendo una cieca, invece di aiutarla, ed ovviamente, dopo l'esperienza subita di cui sopra, Artu ha le antenne, come me del resto, ormai.
Come mi segnala qualcosa? Si ferma, quindi mi ferma, e mi tocca col muso la gamba, spesso sbattendolo più volte, come a farmi capire l'entità del pericolo. Io ho imparato a dargli retta, non potevo obbligarlo a seguire un percorso che mi ricordavo solo in mente, e probabilmente ben diverso da come lo viveva lui, sia da cane che da cane guida. Così abbiamo anche cominciato a scendere il marciapiede, o scale, perchè lui rallenta, all'inizio invece mi fermava proprio, e dopo aver sbattuto il muso sulla mia gamba, abbassava tutta la testa, così io imparai che voleva dire che c'era qualcosa da scendere. Ovvio che le prime volte abbiamo imparato scapicollandoci su un gradino o altro, ma come già detto, sia per me che per lui, basta una volta per capire come migliorare.
Paradossalmente abbiamo imparato prima a scendere e a salire una scala, che a camminare in strada, perché Roma non è una città facile da vivere, sia per noi umani che per i cani, quindi cominciai anche ad avere meno paura di stare da sola con lui: l'importante era fare come dentro casa, cioè affidarmi completamente ad Artu e al guinzaglio a lui attaccato, perché da buon cane vedente, non poteva certo farmi sbattere.
Gli ostacoli laterali sono stati i più difficili per entrambi, perché mentre lui si infilava ad esempio tra il muro ed un lampione, spesso sistemati erroneamente in mezzo ai marciapiedi - la solita politica che privilegia le auto e mai i pedoni - io sbattevo o da una parte o dall'altra. Anche qui, una volta sola e poi lui ha capito che, quando lo spazio è ristretto, deve rallentare anziché accelerare per togliermi dal pericolo, perchè così fa sempre per istinto, almeno per ogni ostacolo nuovo, ammesso che ce ne siano ancora ormai per noi due.
Abbiamo cominciato a prendere un autobus, perchè la vera disabilità, una volta che Artu mi faceva ormai uscire tranquillamente da casa, era il fatto di non poter più guidare, quindi mi rassegnai anche a questa cosa e devo dire che, sinceramente parlando, mi sento un po' stupida a non averlo fatto sempre prima, chissà forse non avrei manco avuto l'incidente, ma per lavorare non potevo proprio permettermi sempre di non prendere moto o macchina.
E poi non avrei conosciuto l'unico che mi sente dentro come nessun'altro è mai riuscito finora, perchè non c'è umano che tenga, al paragone con Artu. Comunque dell'addestramento sui mezzi pubblici ne parlerò più avanti.
Non essendo mai stata una paurosa, ma solo terrorizzata da eventi che penso siano da panico per ogni individuo, le nostre passeggiate, o esercitazioni, cominciarono ad avere una svolta molto più seria, cioè io cominciai a dare lezioni di civiltà ad altri padroni con cani sciolti in strada, ed Artu ad altri cani che venivano ad abbaiare ad un lavoratore come lui.
Alla prossima puntata del nostro addestramento, per parlare meglio delle scuole, che a quel punto di mobilità raggiunta, sarebbero state necessarie per affinare il cane nel suo lavoro, soprattutto per gli ostacoli alti, che ovviamente preso com'è da altro in strada, non sempre vede ed io non sapevo proprio come insegnarglielo. Chiudo con una richiesta del tutto personale: semmai ci fosse tra i lettori qualcuno preposto alla scelta degli alberi da piantare nelle strade, si possono evitare i bonsai??

3 commenti:

  1. riguardo a questo post: i miei libri sono scaricabili dal sito ufficiale di blindsight project, tanto per capire qual'è la differenza tra aggressività e reattività.
    spero di aver dato coraggio ad altri che vivono in silenzio quanto ho subito anch'io: la vergogna dev'essere di chi commette atti disumani, e non di chi li subisce!
    scuole di addestramento per cani guida comprese, laura raffaeli

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  2. Laura,
    mi ha molto colpito il racconto dell’aggressione che hai subito. E’ capitato anche a me di essere aggredito un po’ di anni fa, per fortuna senza conseguenze. Mi trovavo ad Amsterdam di passaggio, mentre cercavo di far trascorrere nel miglior modo possibile le poche ore che mancavano al volo che mi avrebbe portato negli Stati Uniti. Non ero solo, ad accompagnarmi c’era mio zio, di pochi anni più vecchio. Notando il bastone bianco il malvivente non ha esitato a puntare su di me, la cui velocità di reazione era certamente più limitata. Ma l’Olanda non è l’Italia e di fronte a quanto stava accadendo un nutrito gruppo di passanti, anziché starsene con le mani in mano o peggio ancora girarsi dall’altra parte, ha cercato invece di impedire il peggio.
    Chiusa questa brevissima parentesi e tornando al periodo in cui ho avuto Lenia, beh, posso dirti d’aver incontrato per strada una maleducazione che ad un cieco, soltanto muovendosi autonomamente è possibile notare. Padova, la città dove vivo, non è molto grande, ma il traffico è davvero intenso. Tante volte mi sono trovato a fermarmi e inginocchiarmi ad abbracciare la mia cagnona ringraziandola per avermi salvato ancora una volta dall’impatto con un paletto o con una macchina parcheggiata sul marciapiede o con qualche lavoro in corso non opportunamente segnalato.
    Ti abbraccio e faccio una carezza al tuo Artù!
    A prestissimo.

    RispondiElimina
  3. ho fatto la carezza ad artu da parte tua, ma mente lo facevo l'ho beccato di nuovo col pezzo di legno in bocca, quello mezzo carbonizzato, quindi è stato un bene andargli vicino per un attimo!
    anch'io quando chiudo la porta di casa, capisco che sono sopravvissuta di nuovo a qualche demente in auto o moto, e mi abbraccio artu, facendogli mille complimenti, che lui apprezza molto anche se aspetta il premio, che consiste di solito in qualcosa, anche minuscolo, da mangiare ovviamente. è importante che si sappiano queste cose: anche se un cane guida è bravo, spesso tornare a casa integri in mezzo alle auto impazzite dipende solo da un miracolo.
    dispiace anche a me per la tua aggressione, per fortuna meno traumatica di altre, e per fortuna in un paese dove, a parte tutto, la gente è meno repressa, quindi sicuramente meno impaurita.
    poi ne parliamo meglio delle auto, del traffico, delle barriere che non sono solo architettoniche, ma di inciviltà, ad esempio colui che dice: "un attimo, abbia pazienza mi sposto tra un po'" con la sua auto parcheggiata sulle strisce ed io e il mio cane che aspettiamo i suoi comodi, spesso telefonate, che manco sento per fortuna, perchè a volte la sordità è un bene dal cielo, almeno in questi casi.
    ciao filippo, quando vuoi postare dimmelo, anzichè commentare, un abbraccio, laura

    RispondiElimina

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